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IN UN GIORNO DI PIOGGIA

DSC_0589E’ stato necessario un sabato di pioggia incessante per rallentare la frenesia che ha caratterizzato le mie giornate negli ultimi mesi. Il tempo, quando gli impegni di vita e lavorativi sono così numerosi, sembra davvero volare, esattamente il contrario di quando si attende con ansia il bel tempo. Ma non tutto il male vien per nuocere: questa breve pausa, infatti, mi regala l’occasione per riepilogare alcune esperienze appena trascorse, pianificare al meglio i miei progetti futuri e, soprattutto, per qualche seduta di intenso allenamento capace di creare sempre nuove motivazioni.
L’anno è iniziato con un’intensa settimana di arrampicata in Istria nella vicina Croazia, luogo ancora tutto da scoprire e valorizzare. Accompagnati dall’amico Andrea Polo, ottimo scalatore e ancor più chiodatore di molti siti in questa regione, abbiamo iniziato il tour in quel di Medveja.
Qui la roccia è veramente super, muro strapiombante con canne, buchi, tacche e roccia gripposa. Nella ventosa e gelida giornata, dopo un breve riscaldamento, mi attacco subito a The Core, via liberata da Klemen Becan qualche anno fa, per cui proponeva il grado di 9a, poi sgradata nella prima ripetizione di Andrea Polo a 8c+. Nel primo giro di perlustrazione assaporo subito la qualità della via. La prima parte, il duro del tiro, è caratterizzata da una sequenza intensa su una stretta canna che è necessario strizzare con mani e piedi, stile orango tango, per rimanere attaccati. Una grande nicchia, poi, offre un riposo totale per riprendersi dalle fibrillazioni dei metri precedenti. La seconda parte, invece, è una super placconata grigia di resistenza con passi tecnici e allunghi, mai banali, che portano fino alla sommità della parete.Silvio1
Si può fare… dopo un breve riposo riparto per il secondo tentativo, ma cado sulla sequenza chiave! Troppo freddo e tardi per un ulteriore tentativo, un bel piatto di riso col pesce ci aspetta per ricaricare le pile e ricostituire un po’ di calorie consumate nella giornata. Il giorno successivo il freddo è ancora molto rigido; quasi per allontanare l’idea dalla testa, faccio un super giro sulla via in maniche corte. Passo il duro della via ma, a pochi metri dalla catena, mi scivola un piede, facendomi cadere. Niente paura!! Sgranocchio una barretta e, con calma, riparto. Combatto con il freddo e la fatica ma questa volta arrivo in catena, salutato dall’ultimo raggio di sole che sta lasciando la falesia a bordo mare.
Medveja è sicuramente una falesia a 5 stelle, con vie prevalentemente dure e una scalata di forza-resistenza. Congratulazioni ai fratelli Polo e ai ragazzi che hanno contribuito a chiodare questo piccolo gioiello di roccia!
Alla sera è dunque il momento di spostarci e ci addentriamo nel territorio Istriano verso Buzet. Questa conca offre, nell’arco di 20 minuti di macchina, tantissime e svariate falesie per le diverse stagioni dell’anno. Per i periodi più caldi c’è il canyon di Buzet con alcuni settori esposti a Nord e tantissime vie con varie difficoltà. Per i periodi più freddi, invece, ci sono la classica Kompanj e la strapiombantissima Pandora. Il giorno successivo, quindi, decidiamo di scalare a Kompanj. La falesia è una lunga e assolata bastionata di calcare grigio-arancione, esposto a Sud e con una scalata prevalentemente verticale, o leggermente strapiombante, con liste nette. Qui, dopo un breve riscaldamento, alzo subito il tiro, provando l’8b di Roket max, aggiudicandomi la salita a vista. Dopo un’oretta di riposo decido di provare a vista un’altra via leggermente più difficile, l’8b+ di Hard sun, cadendo, però, ad un soffio dalla realizzazione. Ormai è tardi e i festeggiamenti dell’ultimo dell’anno ci aspettano. Scendiamo dalla falesia accompagnati da uno dei più caratteristici e intensi tramonti della mia vita.foto Adriano Carnati_001
La sera trascorre veloce tra birre e una cena in buona compagnia. L’indomani, come giornata di riposo, ci dirigiamo alle terme di Istarske topiche, ansiosi però che arrivi il giorno dopo per scalare.
Spossati dai fumi bollenti del giorno precedente, ci dirigiamo l’indomani come cadaveri al muro di Pandora. Questa falesia è caratterizzata da una roccia color ocra su inclinazioni veramente importanti. Il muro, infatti, inizia leggermente inclinato per abbandonarsi, dopo pochi metri, ad un lungo soffitto dove i muscoli grossi sono la chiave per la riuscita delle vie. La falesia è esposta a Sud con alcuni tiri facili e una prevalenza di vie di grado 8, fino all’8c. Mi scaldo, dunque, su un classico 8a della falesia, avvertendo subito che il braccio non gira proprio. Non rinunciando a scalare, provo comunque qualche via a vista ma senza vincere la forza di gravità. Esausti dalla giornata poco fruttuosa torniamo verso casa. Sulla strada del ritorno ci fermiamo in Slovenia al campeggio della famosa Misja Pec per una buona birra rinfrescante. Tra un’indecisione e l’altra optiamo per rimanere un paio di giorni qui, trascorrendone uno in quel di Osp e uno nel settore più strapiombante di Misja Pec.
Consigliato da tutti, metto le mani su Histerya, l’8c+ di forza-resistenza che solca tutto il paretone centrale. Faccio un paio di giri cercando di trovare le soluzioni e il feeling giusto con la via. Veramente stanco dalle giornate di scalata dei giorni prima, decido di tornare a casa e lasciare la salita per una prossima volta. Nel mese successivo, così, faccio ritorno un paio di volte in quel di Misja per chiudere i conti con il tiro e, finalmente, a inizio febbraio, al primo tentativo di giornata, riesco a clippare la catena di questa bellissima via! Non contento, nella stessa giornata, riesco al secondo tentativo sull’ 8c di Corrida, un’altra via che corre lungo tutto il paretone con due sequenze boulder intervallate da un buon riposo.
foto Adriano Carnati_006Nel passato raramente ho scalato “ad Est”. Indubbiamente la Croazia offre tantissima roccia di enorme qualità e i Balcani, in generale, saranno senza dubbio terreno di future chiodature perché qui la roccia abbonda sul serio! La tranquillità, lo scarso affollamento e la vicinanza di questi posti (due ore e mezza da Vicenza) la rendono sicuramente una delle mete più vicine a 5 stelle. In particolare, l’area di Buzet offre infinite possibilità per la scalata, con vie e settori eterogenei e per tutti. Il costo della vita è basso, questi luoghi regalano quindi anche la possibilità di una vacanza realmente low cost. I periodi migliori per frequentare l’area sono sicuramente l’inverno fino ad inizio primavera e l’autunno. Inoltre, se si cerca una falesia più popolare, Misja Pec e Osp sono proprio dietro l’angolo e qui, di certo, in quanto a tiri, c’è l’imbarazzo della scelta!
ertoSenza dimenticare i progetti nostrani, in Marzo riesco a fare ritorno nella falesia di Erto, invitato alla manifestazione Arrampichevolemente, organizzata dall’associazione Teste di Pietra. Colgo l’occasione, quindi, per ritornare su una vecchia conoscenza: The Big Mother, 8c+/9a. Questa via, provata per la prima volta nel 2010 e negli anni successivi con altri pochi tentativi, mi aveva sempre respinto. In tale occasione, però, complici anche le condizioni favorevol,i mi ritrovo in sosta a questa linea storica di Erto.
Con l’arrivo della primavera sono riuscito a tornare nella mia amata Arco e, grazie ai lunghi mesi senza perturbazioni, tutti i progetti e tiri in sospeso sono asciutti e mi lasciano l’imbarazzo della scelta su quello con cui iniziare. Senza pensieri parto su di un tiro provato per qualche giornata l’anno precedente, Back Road 9a, in una falesia di Rovereto. La via si caratterizza da una prima parte facile che porta ad un blocco duro su piccole liste che giustifica la difficoltà della via. I tentativi precedenti non mi avevano scatenato buone sensazioni, su quelle piccole e brutte prese non riuscivo a gestire al meglio il mio corpo. Ma quest’anno qualcosa di diverso accade, perchè già al primo giro riesco in tutti i movimenti senza grosse difficoltà. Al terzo tentativo di giornata cado all’ultimo passo della via, tra arrabbiatura per aver ceduto proprio alla fine e tuttavia incredulità nell’essere caduto così in alto. Mi faccio calare, incerto se approcciare un altro tentativo oppure rimandare il tutto ad un altro giorno. La voglia di scalare e di vincere è davvero forte e, così, dopo 15 minuti riparto: un po’ più stanco e tremolante, supero il blocco e passo la corda in catena, felice e incredulo di aver salito il tiro già al primo giorno. Le giornate di scalate successive sono dedicate ad altri progetti che, al contrario di Back Road, non si lasciano salire così facilmente; spero presto, quindi, che tutto questo sarà raccontato in un’altra storia.Silvio3
Quindi, ora, cosa mi aspetta? Giugno si prospetta un mese ricco di impegni e spero anche di soddisfazioni. Non solo di divertimento ma anche di lavoro e importanti appuntamenti. Nelle giornate del 26-27-28 Giugno, grazie all’associazione Chiodo Fisso, terrò uno stage di arrampicata: un appuntamento di tre giorni di scambio di esperienze ma, soprattutto, di grande divertimento verticale. Oltre alla mia esperienza come arrampicatore, sfrutterò la mia esperienza lavorativa di fisioterapista per parlare di prevenzione e infortuni in arrampicata sportiva. Vi aspetto!

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